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mercoledì 17 luglio 2019

L'EFFETTO RONALDO: "DE LIGT & CASTIGO"



11 luglio 2018 - Pianeta Terra,
Arriva un alieno da Madrid destinazione Torino: Cristiano Ronaldo. Juventini che non ci credono, esultano, festeggiano, fanno post su ogni social, si esaltano e gridano al miracolo (spoiler: escono ai quarti di Champions), tutti su di giri e al settimo cielo per l'arrivo del più forte giocatore al mondo (al pari di Messi, non dimentichiamolo) in Italia, alla "loro" Juve.
Tutto giustissimo? Certo che si!...beati loro!
E qua casca l'asino.
Qua arriva il fantomatico "Effetto Ronaldo" tanto millantato da ogni giornale (Gazzetta), tv (Sky Juve), "giornalista" (molte virgolette) e juventino (medio), che si può pressoché tradurre in questa frase:

"Voi "non-juventini" dove essere GRATI che sia arrivato Cristiano Ronaldo alla Juve perchè questo metterà in risalto la Serie A e attirerà altri grandi campioni a seguirlo nel nostro campionato, vedrete"

17 luglio 2019 - Pianeta Terra.
Andiamo a fare una rapida check-list di cosa è successo o cambiato in quest'anno e vediamo quanto la Serie A e le altre big italiane hanno potuto godere di questo CR7, pure loro:

1) Serie A con Ronaldo è stata la più bella di sempre? No
Serie A 2018-2019 è finita non ad Aprile, ma ad Agosto. Uno dei campionati più brutti, meno avvincenti e meno esteticamente gradevoli degli ultimi 20 anni.

2) Campioni che seguono la scia di Ronaldo nel mercato 2018 andando nelle altre big italiane? No
- Roma: Allison, il miglior portiere al mondo, dopo una settimana dall'acquisto di Ronaldo, se ne va dalla Serie A in Premier;
- Milan: con i fondi quasi illimitati di Elliott spende 100 milioni senza convincere nessun top player ad arrivare;
- Napoli: De Laurentiis afferma la frase che diventerà poi un meme "Napoli, sono io il vostro Cavani", e Ronaldo non attira Cavani al Napoli.
- Inter: acquista De Vrij che per certi versi è un top player, così come Srkiniar e Nainggolan...peccato che giochino tutti e tre già in serie A da anni.

3) Campioni che seguono la scia di Ronaldo nel mercato 2019 andando nelle altre big italiane? No
- Roma: non solo non riesce ad attrarre dei campioni dall'estero, ma addirittura sta vendendo praticamente tutti i suoi giocatori più forti;
- Milan: dopo settimane a tergiversare col contatto più "alto" fra quelli a disposizione, Ceballos (Real Madrid), ciaone anche lui e va in prestito all'Arsenal;
- Napoli: James Rodriguez piuttosto che finire al Napoli, il Real preferisce mandarlo agli arci-rivali dell'Atletico (per dire)
- Inter: L'unico nome "grosso" a cui punta è Lukaku, ma la richiesta è alta, staremo a vedere (cosi come staremo a vedere se lo si può considerare un campione, di certo non si può paragonare ai Pogba, Neymar & Company del mercato).

"Voi "non-juventini" dove essere GRATI che sia arrivato Cristiano Ronaldo alla Juve perchè questo metterà in risalto la Serie A e attirerà altri grandi campioni a seguirlo nel nostro campionato, vedrete"

... col senno di poi è un bilancio piuttosto magro quello che mostra la realtà.
La verità è che l'unico "Campione" arrivato in Italia è De Ligt, ed è arrivato guarda caso alla Juventus e guarda caso dopo che Ronaldo, (che dopo essere calciatore ed essersi improvvisato tuttofare in campo, allenatore, presidente, ora fa pure il Direttore Sportivo per gioia di Nedved) gli intima alla Nations League di venire alla Juve.

No caro juventino che stai leggendo questo articolo, non sto "rosicando", come tu credi (o piacerebbe credere) sto semplicemente facendo notare a tutti, ma sopratutto a te, che l'unica squadra ad aver goduto dell'arrivo di CR7 è la tua, ed è giusto cosi.
Ripeto: ed è giusto cosi.
Ma di certo non mi lascerò di certo plagiare dalla tua ipocrisia e falsa magnanimità provando ad indorare al momento una pillola magica per la tua squadra, e al contempo più che pillola, "supposta" per le altre big del campionato.

L'arrivo di Ronaldo ha portato De Ligt alla Juve, ma "castigo" sopratutto alla Serie A e alla competitività del campionato stesso: un campionato sempre più povero, sempre più brutto da vedere, sempre meno competitivo e sempre meno attraente sotto ogni forma finanziaria, d'intrattenimento e sportiva.

Quindi continua a ballare cara Vecchia Signora, mentre fuori c'è la Catastrofe.
Ma attenta che a una certa la musica potrebbe finire.









Capo Redattore di Sport Globetrotter. 
Ossessivo, pragmatico e compulsivo ma nella Vita mi capita di improvvisare. Preferisco conoscere i pazzi: hanno storie più interessanti.
Simone Carpi

sabato 18 maggio 2019

CAPITERAN FUTURO?




Daniele De Rossi non sarà più un calciatore della Roma. Avete tutti letto i giornali, i social e pure sentito l'audio di whatsapp di Daniele che gira su Youtube.
La tecnologia ha stravolto la nostra vita, e questa notizia ha stravolto chi ama il Calcio in maniera totalmente improvvisa e trasversale.
Milanisti, Juventini, Interisti, Napoletani, Albinoleffesi (per dire), e Romanisti sono rimasti arrabbiati, amareggiati, delusi e forse ora disillusi.
Sarebbe facile e banale scrivere una articolo per dire che "le Bandiere nel Calcio non esistono più", "il Calcio è cambiato e sono cambiati i calciatori", "Eh ma Maldini, Zanetti..." eccetera eccetera.
Sarebbe facile e banale, ma anche giusto. Ma non lo farò.
Parliamo piuttosto del 1° e forse unico caso nella storia di Calcio di "Leader nel Leader", ovverosia di bandiera (lettera minuscola) della squadra, cioè Daniele De Rossi, che a sua volta è ed è stato sotto la Bandiera (lettera maiuscola) della squadra: Francesco Totti.
Nel calcio europeo i soprannomi (ahinoi) non sono d'uso comune, a differenza di quello sudamericano, e quando si danno, la fantasia ecco non è che sia la cosa che abbondi maggiormente...spesso. 
In Italia si può sentire dire "CR7 con una bordata d'esterno!" quando in Sudamerica il titanico Victor Hugo Morales urlava "El Diez Maradona! De qué planeta viniste, barrilete cosmico!" 

"L'aquilone cosmico". Ciao.


Se vi volete davvero bene, mettete l'audio al massimo volume.

Ma torniamo in Europa, al centro del nostro Mondo, nella nostra Caput Mundi.
A volte dicevo, anche noi europei però coi soprannomi non siamo cosi male.
Esiste forse un soprannome più struggente, poetico e vero di "Capitan Futuro"?
Un moto a luogo nel soprannome che è al tempo stesso una promessa e una condanna, una fotografia instantanea e al contempo perenne, di un giocatore, calciatore e uomo che ama a tal punto Roma e la Roma da mettere da parte un Ego che non ha mai avuto e un talento che ha sempre avuto ma non esibito con vanità, per diventare bandiera in una squadra dove il suo amico e idolo Totti era già.
Poteva andare ovunque, poteva guadagnare di più, poteva vincere altrove, poteva diventare l'unica bandiera da un'altra parte. E invece no.
Essere Bandiere al mondo d'oggi non è difficile, semplicemente non esistono calciatori abbastanza coraggiosi da esserlo (l'ultima forse è Messi, al quale ci inchiniamo ancora una volta ossequiosamente).
Non esisteranno più bandiere come Zanetti all'inter, Del Piero alla Juve, e Maldini al milan etc...
Non esisteranno più giocatori che preferiscono avere una moralità e integrità sportiva da sbobinare e raccontare ai loro nipoti, piuttosto che scorrere sull'iPad la lista su wikipedia dei trofei vinti nella squadra "x" o "y".
Non esisteranno più giocatori così nelle grandissime squadre della nostra penisola e del nostro calcio mondiale. 
Pensate nella Roma: l'unica squadra al mondo che come motto ha "La Roma non si discute, si ama".
La più piccola delle Grandi, o la più grande delle piccole, storicamente e economicamente parlando, nel calcio giocato.
Perché essere Capitani di un vascello che va verso l'Eldorado (Zanetti del triplete, Maldini del "milan delle leggende", Del Piero dell'ultima Champions della Juve), non è facile, ma è comunque Epico: sei in un contesto vincente, con campioni quasi al tuo pari, se non meglio a volte, al tuo fianco, tutto è oliato e gira secondo gli schemi meccanicamente perfetti del mister, finisci sui libri di storia, le figurine panini, la pubblicità Nike della gabbia, etc.



Essere capitani invece di un vascello come quello delle acque del Tevere non è Epico, è semplicemente romantico.
Stupendamente e tristemente romantico.
L'ultimo scudetto della Roma risale al primo anno di Daniele De Rossi in prima squadra.
Come fai a non amare la poesia di questo sport?
«Ho un solo rimpianto, quello di poter donare alla Roma una sola carriera.» Ha detto una volta Daniele.
Ecco, vedere un calciatore dalla fede e dallo spirito cosi  Latino nella capitale Latina per eccellenza, ma anche latino come sudamericano (non a caso Burdisso ha dichiarato appena saputo la notizia «Daniele, ti aspettiamo al Boca!» ) che invece volerà probabilmente verso l'America ma quella del Nord, non fa che stare male tutti noi.
E come gli italiani emigrati dell'inizio 900 lui se ne andrà su quella nave e non più su quel vascello, lasciando a casa l'amore, la Roma e il cuore, cercando futuro nell'unico luogo che forse ora glielo lascia permettere.
DD16
Daniele De Rossi
Daniele De Roma
Daniele De 'a Roma
Daniè
Daniè..caricaci ancora sulle spalle...dove il Tempo non esiste!
nella speranza vana che persone come te riCAPITERAN in FUTURO!













Capo Redattore di Sport Globetrotter. 
Ossessivo, pragmatico e compulsivo ma nella Vita preferisco improvvisare. Preferisco conoscere i pazzi: hanno storie più interessanti.
Simone Carpi





domenica 5 maggio 2019

LA POESIA DA SOLA NON BASTA: Capire il fenomeno Federer

“Quasi tutti gli amanti del tennis che seguono il circuito maschile in televisione hanno avuto, negli ultimi anni, quelli che si potrebbero definire Momenti Federer. Certe volte, guardando il giovane svizzero giocare, spalanchi la bocca, strabuzzi gli occhi e ti lasci sfuggire versi che spingono tua moglie ad accorrere da un’altra stanza per controllare se stai bene”.
Così David Foster Wallace, uno dei più grandi scrittori americani del vecchio e nuovo millennio, descrive il suo incontro con quello che considerava il tennista migliore di sempre. “Federer come esperienza religiosa” è solo uno dei tanti suoi scritti, ma è la testimonianza di un’idea, del tennis come estetica e filosofia. Nel 2005, del resto, in molti la pensavano come il vecchio David, suicidatosi tragicamente solo un anno più tardi, quando il suo idolo viveva l’anno più vincente in assoluto. 
Nel 2005 Federer era quel ragazzotto svizzero con trentanove titoli vinti nei singolari maschili, tra i quali ben otto Grandi Slam, dopo aver segnato la fine dell’epoca Sampras ed Agassi. Un concentrato di talento e slancio quasi artistico che facevano sognare commentatori del calibro di Gianni Clerici e Adriano Panatta. 
Tuttavia, simili premesse e le innumerevoli vittorie non hanno impedito ai cosiddetti “addetti ai lavori” di giudicare nel 2010 la stella elevetica cadente e in rovina. Le risposte sono arrivate come sentenze: settimo Wimbledon nel 2012 contro Murray e le annate sotto la guida di Ivan Ljubicic, con l’ottavo Wimbledon e due vittorie agli Open di Australia. Oggi Federer è Mr. 101 titoli vinti in carriera, dei quali 20 Grandi Slam e un Carreer Grand Slam a quasi trentotto anni compiuti. 
I numeri, però, poco ci dicono delle ragioni del successo e della longevità atletica tuttora in corso. Come fecero gli autori della rivista americana 60 Minutes nel 2004, occorre andare indietro, alle origini di ciò che oggi ammiriamo. Un caratteraccio e una fragilità nervosa, fino alla morte dell’adorato maestro nell’epoca juniores nel 2002, episodio che tempra e fa maturare un animo tormentato. Il legame insolitamente stabile e maturo con la fidanzata e poi moglie Mirka, ex tennista professionista che lo segue ovunque (anche oggi) e che amministra tutti i suoi affari finanziari.
Questo era Roger Federer, almeno fino a qualche anno fa. Già, perché dopo un’assenza durata mesi che quasi preannunciava un suo addio, The Master è tornato con un nuovo gioco, più aggressivo e incisivo, riguadagnando addirittura il primato della classifica ATP. Come si spiega tutto questo? Da dove deriva? Dopo la sfortunata annata segnata dalla mononucleosi e i numerosi disturbi alla schiena che lo hanno fortemente limitato, in molti avrebbero scommesso sulla racchetta appesa al chiodo. Fortunatamente, questo non è successo e forse dovremo attendere ancora un po’ prima di vedere il gentleman svizzero lasciare per sempre i campi da tennis.
Il suo gioco, la sua manualità e le sue geometrie hanno sempre avuto quel tratto raffigurativo e artistico che gli viene riconosciuto; la plasticità e la velocità dei movimenti, specialmente sulle superfici veloci, lo ha reso per anni ineguagliabile e perfino imbattibile. La rivalità con Nadal e l’esplosione del gioco quantitativo, fatto di scambi veloci e interminabili, hanno minato la stabilità mentale e fisica di Federer, che a quel punto si è visto costretto ad operare un cambiamento, un’evoluzione. Questo il trucco, la pillola della felicità del tennista d’oltralpe.
Tramite la guida e l’esperienza dell’allenatore ed ex giocatore Stephan Edberg, Federer perfeziona e rivoluziona il suo intero repertorio. Ritrova un utilizzo più scientifico e tattico del topspin, sia in diagonale che lungolinea; spinge maggiormente sul rovescio stretto in diagonale, specialmente durante la fase di risposta, limitando il back difensivo e attendista. Interviene sul servizio, da sempre tra i suoi colpi migliori, lavorando maggiormente la palla col Service tagliato in Kick e variando il più possibile ogni singolo angolo, per non dare punti di riferimento all’avversario. Ultimo accorgimento tattico: variabilità assoluta nelle angolazioni, nei rallentamenti e nelle accelerazioni, spezzando così il ritmo ai giocatori più monotoni e forti fisicamente. 
Risultato? Un gioco intenso e spumeggiante, con successi notevoli sia nei Masters 1000 che negli Slam. Federer, oltre ad essere rinato, sembra giocare meglio del suo periodo d’oro; più concentrato, più cattivo, ma soprattutto più incisivo, anche contro le sue nemesi più toste. E’ già un giocatore sopra i trent’anni, ma colpisce con una forza da ragazzino e con la testa di un esperto calcolatore. Tra il 2011 e il 2015-2016, impartisce lezioni e torna sul tetto del mondo, senza aver perso anche solo un millesimo della classe e del talento, offuscando persino le nuove stelle emergenti. Eppure, c’è qualcosa che manca; i dolori alla schiena ritornano e Roger, dopo il 2012, non è più riuscito a vincere neanche uno Slam. Che fare, quindi? Ritirarsi, come molti suggeriscono. No, per niente. 
Nel 2017, dai tavoli tattici di Sky Sport Tennis Ivan Ljubicic da avversario si trasforma in un allenatore, con umiltà e spirito di avventura. Primo obiettivo del nuovo improbabile duo è rafforzare il rovescio, rendere più continuo il dritto e giocare maggiormente in lungo linea, con un gioco più aggressivo e meno attendista, l’evoluzione di quanto già sperimentato con Edberg. Sembra qualcosa di impossibile, migliorare ancora il gioco di un simile talento; eppure, Ivan Il buono, come lo chiamano ancora a Sky, ci riesce. 
Federer ricompare agli Australian Open del 2017 con un approccio aggressivo sia in risposta che al servizio. L’uso di slice e top è perfettamente variato con dritti e rovesci ad alta potenza, che generano vincenti su vincenti. Al service l’imprevedibilità regna, specialmente negli angoli a uscire, nonostante i pochi Ace di numero. Il gioco, però, non ne risente e risulta ordinato, geometrico e geniale per mentalità e realizzazione. 
E’ un altro Federer, con un gioco più evoluto e in grado di contrastare i padroni del fisico, tramite intelligenza e rapidità sontuose. Il gioco di gambe e la facilità di polso dello svizzero permettono sia un discreto risparmio di energie che un’incisività devastante e a tratti inarrestabile. Vince in finale contro Nadal al quinto set, ma sconfigge il maiorchino in tutti i successivi incontri. Fino ad oggi.
Cos’hanno dunque in comune il lavoro di Edberg e Ljubicic? Per prima cosa, la volontà del giocatore di imparare e migliorare, la consapevolezza di non essere ancora arrivato e l’umiltà di ascoltare coach che, messi insieme sulla carta, non possono esprimere le vittorie e la magia della sua racchetta. Roger, riferiscono in ogni intervista, è un lavoratore nato. Umile, desideroso di imparare alla pari di un bambino, fiducioso verso i consigli e le nuove tattiche. Roger si dimostra un professionista ma anche un maniacale perfezionatore, capace di modificare il suo gioco rendendolo sempre migliore. Sembra assurdo, ma oggi Federer gioca meglio di dieci anni fa, quando incantava già tutto il mondo.
Il lavoro dei due coach della maturità ha significato non insistere su un gioco fisico e spossante, privilegiando le doti naturali del giocatore e il suo genio, assieme ad un paio di accorgimenti tattici di livello. Il risultato è una condizione fisica eccellente per quell’età e una facilità di esecuzione quasi migliore di un esordiente. Questo ha permesso e permette a Roger di perdurare così a lungo sui campi, grazie ad un gioco poetico e non fisico, un’attenzione tattica nuova e la consueta voglia di vincere. 
In sintesi, Roger Federer è oggi il più grande tennista di sempre non solo per la genialità e l’unicità dei colpi, ma anche per l’attitudine al lavoro e un amore sconfinato verso uno sport che egli stesso definisce più un’arte. E lui ne è un degno interprete, sotto ogni punto di vista. La poesia da sola, certamente, non è sufficiente; ma se io provassi a fare un solo dritto alla maniera di Federer, pur sembrando semplice a vederlo in televisione, non ci riuscirei perché semplice non è in realtà. Anche questa è la magia di Federer: farci credere semplice qualcosa che non lo è affatto.













Eugenio Capitani, 27 anni, studiato composizione e pianoforte al Conservatorio di Reggio Emilia, laureato in Scienze filosofiche a Bologna. Docente, ricercatore e scrittore, appassionato di letteratura, astronomia e tennis
Eugenio Capitani






domenica 28 aprile 2019

IL RE È MORTO! LUNGA VITA AL RE! Lebron, la Brexit e Cristiano Ronaldo

(Dalla Rubrica "Cogito Ergo Sum")


Il Mucchio Selvaggio, di Sam Peckinpah (1969)
Ronaldo fuori dalla Champions League, LeBron fuori dai Playoff NBA, Regno Unito fuori dall'Europa.
Se questa storia fosse un film, sarebbe "Il Mucchio Selvaggio" di Sam Peckinpah, dove (riassumo all'estremo) un branco di uomini tenta disperatamente di depredare un grossa somma di denaro destinata ai ribelli.
Bene. Provate a rileggere questa sinossi un paio di volte e non ditemi che non potrebbe calzare alla perfezione per ciascuna delle tre folli, e romanticamente tristi, storie sopracitate.
Ronaldo fuori dalla Champions, e fate attenzione, non ho detto "Juventus fuori dalla Champions", perché se per taluni era già chiara ad agosto, per altri questa "sineddoche calcistica" è diventata via via più innegabile e netta nel corso degli ultimi mesi di questa stagione: Ronaldo è la Juventus o, ancora meglio, la Juventus è Ronaldo.
Il match di ritorno degli ottavi di Champions con l'Atletico di Madrid finito 3-0, è stato vinto dalla Juventus o da Ronaldo?
L'aumento di capitale in borsa della società (Società per "azioni" per alcuni, per altri "a delinquere", e fatevi una risata) è grazie alla Juventus o a Ronaldo?
Chi dimentica è complice.

Non lascio risposte, ma pongo socraticamente domande.
Un uomo, un fenomeno, un calciatore fra i primi 5 della storia del calcio, che tenta l'impresa di vincere praticamente da solo la coppa più ambita del mondo, con la squadra più sfortunata (solo sfortuna? lascio domande non risposte - bis) della storia. E fallisce miseramente.
Spostiamoci dall'altra parte dell'oceano: casa Lakers, invece che Sandra & Raimondo, abbiamo Raymone James e Sandra-Magic (quest'ultimo giusto l'altro giorno si è licenziato da Presidente dei Lakers, giusto per tenere alto il livello di comicità della sit-com).
Un uomo, un fenomeno, un cestista fra i primi 3 (sarebbe 2 ma ho paura dei "serpenti") della storia della pallacanestro, che tenta l'impresa di vincere praticamente da solo il trofeo più ambito del mondo, con la squadra più sfortunata (solo sfortuna? lascio domande non risposte - tris) della storia recente (attenzione ho detto "recente"). E fallisce miseramente.
(da sx verso dx) "Animali Fantastici & dove trovarli", "Il Braccio Violento della Legge", Lebron).
Momento momento momento (alla non Blake, ma Peter Griffin), la stagione dei Lakers e di LBJ non è paragonabile a quella della Juventus e di CR7. Sì, o meglio "Nì", come direbbe Caressa.
Ma lasciamolò lì Caressa, dato che la commedia slapstick Losangelina basta e avanza. Si era partiti ad inizio stagione con un roster che allo Staple Center di Los Angeles proiettava due film diversi: la prima parte di roster (Ball, Ingram, Kuzma) era tratta direttamente dal film "Animali fantastici e dove trovarli"  e l'altra metà direttamente da "Il Braccio violento della Legge" ovvero Stephenson, Rondo, McGee e Beasley.
Lebron nella terra di Mezzo, con l'occhio di Sauron, ovvero degli haters, pronto a incenerirlo al primo passo falso. E cosi è stato.
Passiamo alla terza e ultima storia folle, ma al tempo stesso, romanticamente triste: la Brexit.
Su questo resto leggero come la cena di dopo-pasqua, data la bulimica e massiccia overdose di informazione mass-mediatica da una parte e da quella opposta, d'analisi e "analisi" (virgolette) a riguardo.
Fermiamoci solo qualche istante prima del (loro) traguardo (se si può definire tale): una nazione da sempre ambigua nei confronti dell'Unione (no euro si sterlina, sistema metrico comodo come una forchetta per mangiare una minestra, guida a sinistra, e mi fermo qua perché sono magnanimo), ma al contempo da sempre tra i massimi paesi per prestigio, PIL ed importanza socio-culturale (leggasi voce "Beatles", "Rolling Stones", "Oasis": grazie grazie e ancora grazie).
Una nazione, un sistema di pensiero, un Paese fra i primi 10 della storia, che tenta l'impresa di vincere praticamente da solo il "trofeo" più ambito del mondo (la "Libertà" secondo loro da un sistema di Paesi), con il partito più sfortunato della storia (in una gara di sfigati Farage arriverebbe 2° perché è sfigato. Boris Johnson? Bei capelli). E fallisce miseramente.
Jeremy Corbin, leader del Partito Laburista. Idolo delle folle, anche prima di questa foto (che non è un meme).

Ride l'UE, che ora gioca al gatto col topo (giustamente).

Ride Juncker
Ride l'East Coast
Ride l'Ajax.

Ridono in molti, e piangono in altrettanti.

Dopo la tripletta all'Atletico, Caressa additava Ronaldo come "il Re" (io conosco " 'O Rey" ma direi ci siamo intesi ecco).
E il "Re" del calcio ha perso.
Lebron "The King" ha perso.
La "Regina" e la sua Nazione hanno perso.
Pensare di remare contro tutto e contro tutti, da soli, anche se si è "il più grande", non basta. Ma sopratutto non serve.
La politica, il calcio, il basket e lo Sport in generale sono l'esempio perfetto di quella dialettica delle parti tanto necessaria, quanto fondamentale per una vera vittoria (aprite a caso qualunque libro, non solo di Storia.)
Per l'uomo, sopratutto il grande Uomo, è facile cadere nel suadente fascino del Potere, del manipolare quello che alcuni fisolosofi chiamavano "Il Grande Spirito del Tempo", e di pensare di compiere "Il Miracolo". Da solo e per Lui soltanto.
Ma la Storia è più forte di lui, e a volte ce lo dice con le buone, altre con le cattive, come in questi casi.
E questo ce lo ricorda l'Africa, punto d'inizio del nostro Mondo per come lo conosciamo, punto di mezzo del nostro mondo sportivo (Francia ringrazia e saluta con la Coppa), e punto finale, del dibattito politico attuale, che tramite un antico proverbio ci dice:

"Se vuoi andare veloce, vai da solo,
se vuoi andare lontano, vai insieme."

Avanti insieme quindi, anche se il Re è morto. 

Almeno per quest'anno. 

"...il Re è morto! Lunga vita al Re!"














Simone Carpi

Redattore di Sport Globetrotter. Scienziato dei dati di professione, ma nella vita preferisco improvvisare. Preferisco conoscere i pazzi: hanno storie più interessanti. 

mercoledì 24 aprile 2019

LA CHAMPIONS NON È IMPORTANTE, È L'UNICA COSA CHE CONTA

Juve-Ajax è stato molto di più di un semplice quarto di finale di Champions League. Ha segnato un "di qua" o "di là". È stato "Risultatismo" vs "Belgioco". "Muso corto" vs "muso lungo". "300mln" vs "molto meno". E molto altro. Al tifoso juventino il colpo dell’eliminazione ha fatto molto male, era l’anno giusto, c’era il giocatore giusto, la prestazione in casa con l’Atletico era convincente. E no scusatemi ma, l’eliminazione del Napoli dall’Europa League non è né la stessa cosa né rende tutto più dolce. I media italiani erano sicuri, la Juve gioca un buon calcio e poi in Europa come in Italia conta solo il risultato e non il bel gioco. Insomma Arrigo Sacchi, che di Coppe ne ha vinte 2 consecutive (unico italiano) e lo andava dicendo da anni, lo hanno fatto passare per un Maurizio Mosca qualunque. Poi arriva puntualmente il campo e da il suo responso. 
Credo che siamo tutti d’accordo nel dire che mai come quest’anno puntava forte alla vittoria della Champions. Si è puntato su uno dei 2 numeri uno del calcio mondiale, la spesa è stata enorme. L’uscita ai quarti sancisce un fallimento colossale, che non verrà mitigato dall’ottavo scudetto consecutivo. 
La prima a farne le spese dell’arrivo di Ronaldo è stata la serie A, quest’anno mai davvero iniziata, lo scudetto era già scritto a luglio. Sarà dura spiegare a quelli del “bisogna essere grati in Italia alla Juve che ha portato Ronaldo”, la noia della serie A odierna contro l’equilibrio e il divertimento della Premier, dove pure il Leicester ha avuto la chance di vincere.
Giusto spendere due parole su ciò che è e ciò che non è l’Ajax. Qualificazione in semifinale strameritata, ma non sono la squadra di alieni che viene descritta prima e dopo la Juve. Sono la squadra che non ti aspetti, un po’ come la Roma lo scorso anno in CL. Giocano un ottimo calcio, possesso senza follie a differenza del tiki-taka, bravi a verticalizzare quando serve, pressing alto senza paura, centrocampo con privilegio della qualità sulla quantità. Gli ingredienti giusti per vincere in Europa. 3-4 giovani interessanti, De Ligt impressionante per talento e maturità, De Jong ottimo giocatore ma con un ruolo un po’ difficile da definire, Ziyech forse un po’ sopravvalutato. Credo che chi abbia scomodato paragoni con Cruyff e Michels ha senza dubbio esagerato. Anche in caso di vittoria, questo Ajax non ha rivoluzione il modo di stare in campo e giocare, come fece il calcio totale anni 70 o il Barcellona di Guardiola. Ha semplicemente giocato un calcio propositivo senza paura e ha imposto il proprio gioco. Come al solito in Italia arriviamo in ritardo su tutto, non solo non lo avevamo capito, ma avevamo elogiato il gioco opposto proposto da Allegri e sbeffeggiato chi diceva il contrario.


Alla Juve ogni anno manca sempre un qualcosa per arrivare al traguardo. Alla società non si può rimproverare molto, ha preso il più forte, poco da dire. A finire sul banco degli imputati è Allegri mezzo esonerato, stando ai giornali, in occasione dell’andato con l’Atletico, idolatrato dopo il ritorno. I nodi sono venuti al pettine, Dybala non è più forte di Messi, forse non è nemmeno adatto a una squadra di prima fascia europea. 
La serata di Torino ha sancito una bocciatura definitiva di Allegri e del suo gioco, tanto efficace in Italia quanto vecchio e superato in Europa. Il mister contro l’Ajax ha espresso tutti i suoi dogmi tattici, il terzino difensivo rispetto a quello di spinta, l’attesa nella propria metà campo dell’avversario, il contropiede e la verticalizzazione (davanti tanto ci pensa Ronaldo), la quantità alla qualità in mezzo al campo. Gli ottavi con l’Atletico avevano sancito che questo calcio non funzionava e infatti al ritorno Allegri cambiò tutto, pressing alto, intensità, gioco largo a tutto campo e fu 3-0. Sorprende che con l’Ajax ci sia stato un ritorno all’antica. Come ha giustamente ammesso Ronaldo, ci ha provato ma non può fare miracoli. Il gioco all’italiana e il “conta solo il risultato” è stato sistemato, con buona pace dei Caressa e compagni. Il gioco di Allegri non era forse così efficace e bello come ci hanno raccontato. Chissà se dopo questa debacle vincere sarà ancora l’unica cosa che conta?








Manuel Fantoni


(Pubblicista su Sport Globetrotter. Cinefilo. Amo il calcio, il basket e lo sport di movimento. Appartengo alla maggioranza silenziosa e al partito del buonsenso)

venerdì 19 aprile 2019

"CERTI AMORI NON FINISCONO"

(della Redazione di SPORTGLOBETROTTER)



...Fanno dei giri immensi e poi ritornano!"
cantata così Antonello Venditti, e così gridiamo a gran voce noi tutti della Redazione di SPORTGLOBETROTTER: l'unico e inimitabile blog di analisi, racconti e storie del mondo dello sport a 360°.
Ebbene sì, siamo tornati.
Nuovi articoli, 
nuove analisi, 
nuovi racconti...
e anche nuove firme del blog!

restate in contatto perchè ne vedremo, anzi ne leggeremo...delle belle!


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giovedì 10 luglio 2014

"Brasil, decime qué se siente; tener en casa a tu papá!"


di Gianluca Orrù
Considerazioni post Brasile-Germania


1) I tedeschi ridono, e ne hanno ben donde. Ridevano meno quando in semifinale incontravano l'Italia. #Chissàperché




2) 5 in mezz'ora. Julio Cesar come Sasha Grey.



3) David Luiz in campo sbronzo ammerda come nelle migliori serate con Pardo (il giornalista del celebre video post vittoria della Champions, ignoranti) .




4) Fred titolare nel Brasile mi fa veramen
te capire che anch'io avrei potuto fare faville nel calcio, mannaggia a me.





5) Potevano però sospendere la partita. Il fiume di lacrime che dalle tribune si è riversato in campo stava per allagare tutto. 





6) Il 5-0 è in fuorigiocoooooo asinoooooooo. Partita falsata.



7) Neymar bimbomerda.



8) Mentre hai letto tutto ciò, un brasiliano si è suicidato per lo shock della partita. #Mineirazo

Saluti a tutti , belli e brutti!

giovedì 8 maggio 2014

C'ERA UNA VOLTA IL CALCIO ITALIANO


di Alessandro Faraci


L'uscita di scena dalla coppe delle squadre italiane,è una sconfitta pesante per il calcio italiano.

Il Milan è uscito agli ottavi dopo essere stato dominato dall'Atletico, e come scusante si potrebbe dire che è stato sfortunato nel sorteggio, visto che è la finalista del torneo,ma comunque dubito il Milan avrebbe potuto competere per il passaggio del turno con le altre squadre ,soprattutto nel momento di confusione più totale in cui si trovava a Marzo.
Il Napoli è stato sfortunatissimo in Champions,ma in Europa League ha fatto una pessima figura con il Porto.
In fondo c'è la Juventus:la sconfitta più grave,la più dolorosa, sintomo della decadenza italiana nel calcio,il primo sport nazionale,lo sport che più ci rappresenta, lo sport dove abbiamo per lunghi anni dominato, fino all'ormai lontano,ma non lontanissimo 2003.

La Juve poteva trovare tutte le scusanti in Turchia, la neve, il freddo, il campo, ma con il Benfica può solo fare "mea culpa".
Tra tutte le sconfitte questa è la peggiore, perché i bianconeri sono da tre anni la squadra più forte, incontrastata e vincente in Italia, ma d'altro canto, squadra con grossi limiti in Europa. Nella  sconfitta con il Benfica non voglio soffermarmi sul risultato e sui gol,ma più che altro sul piano del gioco,sul ritmo,sulla voglia di vincere. I portoghesi correvano il doppio,aggressivi su ogni pallone;tutto il contrario per i giocatori Juventini.
Molti dicono che la Juve sia arrivata a fine stagione senza fiato,ma ciò non è una scusante,perché prima di tutto Conte poteva fare turnover,dato che il Campionato l'ha vinto da oltre un mese e secondo le squadre europee, togliendo Real, Barca, City, Psg, Bayern dove le riserve sono dei titolari e in campionato giocano appunto con le seconde linee,tutte le altre squadre europee, compreso il Benfica hanno una rosa cortissima,dove giocano sempre gli stessi,eppure hanno un ritmo totalmente diverso.
E' tutta una questione di ritmo ed intensità di gioco e mi viene da pensare che la prepazione atletica in Italia sia sbagliata. 
Proprio Simeone parlando a Crespo su un suo possibile futuro come allenatore ha detto: 
"Se vuoi allenare, prima di scegliere i giocatori, scegli un grande preparatore atletico".

Domenica scorsa guardando il Derby di Milano,i giocatori andavano a rallentatore,sembrava di vedere una partita degli anni 80',a quella velocità non si può più competere e non dico con i top clubs,ma anche solo con le medie squadre Europee.

Bisogna cambiare stile di gioco  e come in ogni cosa in Italia ci arriviamo sempre dopo!

Di seguito è proposta la classifica delle prime 50 squadre europee.
Importante notare che tra le prime 10, ci sono 4 spagnole, 3 inglesi, 2 portoghesi, 1 tedesca e nessuna italiana. Il milan è ancora la prima squadra italiana con l'undicesimo posto.




1Real Madrid CFReal Madrid CFESP22.58533.64236.17129.54237.514159.456
2FC BarcelonaFC BarcelonaESP30.58536.64234.17127.54228.514157.456
3FC Bayern MünchenFC Bayern MünchenGER30.61624.13333.05036.58529.942154.328
4Chelsea FCChelsea FCENG22.58526.67133.05030.28528.357140.949
5Manchester United FCManchester United FCENG28.58536.67116.05021.28526.357128.949
6SL BenficaSL BenficaPOR21.00025.76023.36628.35029.950128.426
7Club Atlético de MadridClub Atlético de MadridESP24.5859.64234.17113.54237.514119.456
8Valencia CFValencia CFESP19.58521.64225.17122.54226.514115.456
9Arsenal FCArsenal FCENG25.58522.67122.05021.28521.357112.949
10FC PortoFC PortoPOR21.00031.76012.36622.35017.950105.426
11AC MilanAC MilanITA19.08518.31422.27119.88318.83398.387
12Olympique LyonnaisOlympique LyonnaisFRA28.00019.15019.10014.35016.70097.300
13FC Internazionale MilanoFC Internazionale MilanoITA34.08521.31420.27116.8832.83395.387
14FC Schalke 04FC Schalke 04GER3.61630.13320.05022.58518.94295.328
15Borussia DortmundBorussia DortmundGER3.61610.13310.05033.58524.94282.328
16JuventusJuventusITA18.0858.3142.27125.88325.83380.387
17Paris Saint-GermainParis Saint-GermainFRA3.00014.1509.10027.35026.70080.300
18FC Shakhtar DonetskFC Shakhtar DonetskUKR11.16026.0169.55018.90012.56678.193
19Tottenham Hotspur FCTottenham Hotspur FCENG3.58524.67110.05019.28518.35775.949
20FC Basel 1893FC Basel 1893SUI7.15010.18020.20017.67520.44075.645
21FC ZenitFC ZenitRUS2.73318.18319.95014.95018.08373.899
22Manchester City FCManchester City FCENG3.58516.67120.05010.28522.35772.949
23Bayer 04 LeverkusenBayer 04 LeverkusenGER3.61616.13319.05012.58518.94270.328
24Olympique de MarseilleOlympique de MarseilleFRA17.00020.15021.1006.3505.70070.300
25Sevilla FCSevilla FCESP22.58512.6425.6713.54225.51469.956
26FC Rubin KazanFC Rubin KazanRUS14.23312.1839.95019.95013.08369.399
27Olympiacos FCOlympiacos FCGRE17.5802.52017.52010.88019.22067.720
28PFC CSKA MoskvaPFC CSKA MoskvaRUS21.23316.18317.9503.4508.08366.899
29PSV EindhovenPSV EindhovenNED13.88320.23318.7205.8426.18364.862
30AFC AjaxAFC AjaxNED10.88315.23314.7209.84211.18361.862
31SSC NapoliSSC NapoliITA3.0859.31421.2718.88318.83361.387
32Liverpool FCLiverpool FCENG24.58515.6713.05012.2853.35758.949
33Sporting Clube de PortugalSporting Clube de PortugalPOR14.00013.76022.3666.3501.95058.426
34FC Dynamo KyivFC Dynamo KyivUKR9.16019.0167.55010.9009.56656.193
35AZ AlkmaarAZ AlkmaarNED9.8837.23318.7202.34217.18355.362
36Galatasaray AŞGalatasaray AŞTUR11.5202.4201.02024.04016.34055.340
37Athletic ClubAthletic ClubESP11.5853.64227.1717.5424.51454.456
38VfB StuttgartVfB StuttgartGER20.61613.1333.05012.5854.44253.828
39Villarreal CFVillarreal CFESP10.58526.6428.1713.5424.51453.456
40SC BragaSC BragaPOR3.00025.76012.3668.3503.45052.926
41SS LazioSS LazioITA7.0852.3149.27120.88312.83352.387
42FC Girondins de BordeauxFC Girondins de BordeauxFRA30.0002.1502.10014.3503.70052.300
43FC TwenteFC TwenteNED9.88317.23317.7204.8421.18350.862
44RSC AnderlechtRSC AnderlechtBEL14.7405.92014.0209.3006.28050.260
45ACF FiorentinaACF FiorentinaITA24.0852.3142.2712.88317.83349.387
46FC SalzburgFC SalzburgAUT14.8752.8758.4251.45018.56046.185
47Fulham FCFulham FCENG26.5853.6719.0503.2853.35745.949
48FC Metalist KharkivFC Metalist KharkivUKR2.66010.01619.55011.9001.56645.693
49LOSC LilleLOSC LilleFRA15.0009.15011.1008.3501.70045.300
50FC KøbenhavnFC KøbenhavnDEN7.88018.3404.6206.6607.76045.260